venerdì 28 dicembre 2012

BERLUSCONI E L'INVIDIA (dei sinistri suoi nemici)

All’indomani dell’aggressione subita in piazza Duomo a Milano, l’entourage di Silvio Berlusconi pubblicò il libro “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”: sintesi dei messaggi di sostegno pervenuti dai suoi elettori. Nella prefazione Berlusconi scrisse: “nei giorni della mia convalescenza, mi sono ancora più persuaso che davvero l’amore vince su tutto, non solo sull’odio che rende violente contro l’avversario politico le menti più fragili”. Parole che evidenziano l’animo ottimista e affettuoso del personaggio. Ebbene, se il più amato-odiato dagli italiani si fosse dato meno al bel mondo e più alla ricerca dell’essere, avrebbe scoperto che i sentimenti dell’odio e dell’invidia albergano nella quasi totalità degli esseri umani. I detrattori di Silvio, vale a dire coloro che lo ritengono la causa prima delle catastrofi finanziarie e atmosferiche del pianeta terra, non hanno iniziato ad odiarlo per le sue idee politiche, bensì muovendo da banali premesse del tipo: perché lui è stato il più votato dagli italiani ed io no?; perché lui è un imprenditore di successo ed io no?; perché lui è diventato il presidente del consiglio ed io no?; perché lui è molto amato della donne ed io no?; in parole semplici: perché lui si e io no? Interrogativi che nei mediocri si traducono inesorabilmente in invidia ed odio. Le scienze umane spiegano che l’invidia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non nasce da afflati di uguaglianza e giustizia verso gli ultimi e gli indigenti, ma da quell’inconfessato desiderio di depredare il prossimo (vedi comunismo) che Nietzsche definiva prosaicamente Umano, troppo umano. L’invidia, precisa inoltre la morale cattolica, è un vizio capitale che non dipende da cause esterne, ma dalla malvagità del cuore dell’uomo e laddove l’uomo pone il suo tesoro. Gesù lo disse ai suoi discepoli: “Dal cuore provengono propositi malvagi, omicidi, adulteri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie.” (Mt15,19). La teologia evidenzia che chi pone al centro di tutto il proprio “io” è spinto alla tristezza per il bene degli altri. San Tommaso, qualificò l’invidia come “la tristezza dei beni altrui” (II-II, q.36, a.1) e rilevò che mentre è logico che la tristezza sorga per il male proprio, con l’invidia accade il contrario: il bene altrui è creduto un male proprio perché si pensa possa sminuire “la propria gloria o la propria eccellenza”. Berlusconi stia dunque sereno: l’odio e l’invidia che gli piovono addosso, sono umani, troppo umani.




Gianni Toffali

BASTA IPOCRISIE, DON CORSI E PONTIFEXROMA HANNO RAGIONE.

In Italia, se un prete in odor di eresia (categoria assai copiosa tra le mura vaticane) dalle ampie vedute mondane mette in bocca a Gesù Cristo espressioni del tipo “ero gay e non avete riconosciuto il mio amore per il mio simile; ero malato cronico o terminale e non mi avete regalato la morte; ero gravida in un momento sbagliato e non mi avete permesso di abortire; mi sono sposata con l’uomo sbagliato e non mi avete concesso di risposarmi; ero sterile e non mi avete autorizzato a riprodurmi in vitro", gli applausi e consensi sono assicurati. Eppure, nonostante le succitate blasfeme espressioni vengano quotidianamente proferite da non pochi pulpiti, non si ha notizia di vescovi che abbiano ripreso i loro infedeli ministri.




Un esempio per tutti: don Gallo. Prete dichiaratamente comunista che in ogni luogo e circostanza si dichiara a favore dell’aborto e dell’omosessualità. Di don Gallo meno celebri, la chiesa cattolica ne è zeppa, eppure nessuna condanna è mai piovuta sulle loro "bestemmie". Al contrario, se un prete ribadisce concetti ovvi e banali come ad esempio che una donna discinta può scatenare l’istinto maschile, apriti cielo: gli piovono addosso le ire di mezza Italia e il suo vescovo minaccia di scomunicarlo.



Detto fatto! Don Piero Corsi, il prete che ha affisso nella bacheca della sua parrocchia un articolo edito dal sito Cattolico Pontifex.it trattante una disamina parziale delle ragioni della violenza sulle donne, è stato accusato da taluni media abituati a sguazzare nel torbido e nella menzogna, di giustificare e comprendere i soprusi maschili. In realtà, l’articolo di Pontifex e le successive dichiarazioni di don Piero non ha fatto altro che ribadire quel che dice il magistero della Chiesa riguardo al pudore delle donne.



Pudore che, per certa fetta di società laica e di chiesa rotta alla modernità, suona come termine scandaloso, medievale e blasfemo. Assodato che i crimini perpetrata dai maschi sulle donne, vanno duramente condannati e mai giustificati, non si può negare che talune donne abbiano facoltà più d’altre, di sedurre e titillare i peggiori istinti maschili. E giacché, come ci viene insegnato a scuola, l’uomo è poco più che un animale intelligente senz’anima, appare del tutto “naturale” che le sovreccitazioni ormonali generino atti incontrollati. I documentari che vediamo in Tv dedicati agli animali, dimostrano questo. Curiosità: perché i garantisti del multiculturalismo, vale a dire coloro che amano i “vizi” e le “virtù” del prossimo più della democrazia e della libertà in cui dicono di credere, non spendono una sola parola di condanna verso l’islam che “ama” le donne nella misura in cui le sottomette? Sono più gravi i richiami al pudore di don Piero o le infibulazioni, le bastonate, le umiliazioni, i kefiah e burka fatti forzatamente cingere alle "castigate" donne islamiche?

Gianni Toffali

martedì 21 agosto 2012

DON BRUNO CESCON: PRETE MODERNISTA PEGGIO DI CASINI

“Occorrerebbe il coraggio avuto da Helmut Kohl per i democratici cristiani tedeschi. Pur rifacendosi ai valori del cristianesimo ha laicizzato il partito democristiano sulle questioni etiche non più condivise, diluendo alcune posizioni cattoliche e aprendo moderatamente ai diritti civili. Ma i cattolici italiani, la gerarchia stessa, sono disposti a percorrere la strada di una sia pur minima laicizzazione dell´ispirazione cristiana di un partito?” Parole e pensieri chiaramente in opposizione con la dottrina cattolica che non accetta compromessi e “diluizioni” sui cosiddetti valori non negoziabili. “Castroneria” (o eresia?) che se proferita da un “Carneade Casini” qualunque (vale a dire colui che a parole dice di essere cattolico, ma nei fatti veicola azioni politiche lontane anni luce dal magistero della chiesa) sarebbe stata liquidata come l’ennesima boutade da vecchia volpe democristiana a caccia di voti. Peccato che la “sparata” apparsa il 19 agosto su alcune testate nazionali, sia stata detta da don Bruno Cescon, docente di studi teologici e direttore di settimanali cattolici. E’ “normale” che un uomo di chiesa abbia l’ardire (seppur mascherato sotto le sembianze della domanda ingenua) di dettare il calendario alle gerarchie vaticane? E’ normale che un uomo di Dio auspichi che i laici e la stessa Chiesa svendano i valori cattolici in favore dei cosiddetti valori civili? E quali sarebbero i valori civili per il teologo Cescon? Il diritto all'Aborto, al divorzio, alla fecondazione artificiale, alla droga libera, e all'omosessualità? E pensare che pochi giorni prima il card Bagnasco aveva detto che “i cristiani com'è loro dovere, sono stati e continueranno ad essere lievito nella società con fiducia e spirito di servizio, consapevoli di aver ricevuto un giacimento inesauribile di visione e di valori religiosi, umani e culturali. La loro presenza non è codificata in formule specifiche, fatta salva la consapevolezza che sui principi di fondo non si può mercanteggiare, che i valori non sono tutti uguali ma esiste una gerarchia; che l'etica della vita e della famiglia non sono la conseguenza ma il fondamento della giustizia e della solidarietà sociale”. Prima di impartire lezioni ai laici cristiani, il presidente della Cei, non farebbe meglio ad insegnare i rudimenti della teologia a quei non pochi preti che amano mercanteggiare con i nemici della vita, della famiglia, della Verità e di Dio?
Gianni Toffali

mercoledì 15 agosto 2012

VASCO ROSSI PENSIERO (perverso pensiero)

Nonostante il vizietto per gli stupefacenti l’abbia ripetutamente portato a reiterati ricoveri, Vasco Rossi ha nuovamente decantato le magnifiche sorti e progressive della droga libera. Prova che la massima secondo la quale gli anziani sarebbero maestri di vita, non vale per tutti. Non pago di aver istigato i giovani per l’intero arco della sua attività artistica, allo sballo, alla vita spericolata, all’individualismo, al nichilismo e alla trasgressione, il Blasco ha pensato di dedicare la terza età, ai “diritti” dei tossicodipendenti. Dall’alto della sua esperienza (ovviamente non canora) ha tentato di spiegare a chi si occupa di far uscire i tossicodipendenti dal tunnel della droga, che "La legalizzazione non risolverebbe i problemi ma ridurrebbe i danni". Come dire: siccome i tossicodipendenti sono degli emeriti cretini incapaci di intendere e volere, meglio dar loro droga gratis, piuttosto che se la procurino facendo guai e violando la legge. Una logica razionale che nemmeno il più deficiente dei filosofi sarebbe in grado di formulare. Chi pensa che le “istruzioni per la morte” del “Blasco pensiero” rappresentino la panacea per debellare la piaga della droga, pensi, oltre ai milioni di deceduti (tra cui molte star della spettacolo), agli altrettanti milioni di zombi che quotidianamente provocano incidenti, cagionano disagi a se stessi e alle proprie famiglie e soprattutto pesano sul sistema sanitario nazionale. La droga uccide, e chiunque la promuova dovrebbe essere accusato di istigazione al suicidio e di crimini contro l’umanità.
Gianni Toffali

venerdì 23 marzo 2012

LA SINISTRA AMA LE MANETTA E LA GOGNA

La camera ha negato l’arresto di Cosentino. A fronte di una richiesta di arresto priva di riscontri oggettivi, a fare scandalo non è stata la sinistra che come da “buona” tradizione marxista, ama il tintinnio delle manette più della libertà, ma il voto favorevole all’arresto di Maroni e le dichiarazioni pro galera del sindaco veronese Tosi. Come hanno coraggiosamente fatto notare i radicali e alcuni esponenti della Lega vicino a Bossi, dagli atti processuali a carico di Cosentino, sono emerse unicamente folate di fumus persecutionis esalato dai soliti magistrati rossi ed ideologizzati. Nulla di strano sotto il sole, la sinistra ha pedissequamente ripetuto il sempiterno cliché di sempre: laddove non riesce la politica, “sopperisce” la toga, ovviamente amica. Fanno specie invece le parole di Maroni e Tosi che, per ambizioni individuali, per spodestare il trono a Bossi, per prendere in mano le redini della Lega e per rompere l’alleanza con Berlusconi, si sono prodigati per mandare in galera un loro alleato. Se è vero che il potere logora chi del tutto non ce l’ha, è altrettanto vero che troppe luci mediatiche, logorano la pietà umana e amplificano boria e orgoglio.

SODOMITI GAY TRANSGENDER

La settima scorsa alcuni media hanno riportato la notizia che il bambino transgender più giovane del mondo non sarebbe stato accolto in un gruppo scout americano. A far piangere, non è tanto la notizia in se, ma l’uso sconsiderato del termine transgender. Il transgender è colui che per convinzioni ideologiche e culturali decide di essere o diventare né maschio, né femmina. Qualsiasi dizionario precisa infatti che “il transgenderismo è da considerarsi come un movimento politico/culturale che propone una visione dei sessi e dei generi fluida e che rivendica il diritto di ogni persona di situarsi in qualsiasi posizione intermedia fra gli estremi stereotipati maschio/femmina”. Diversamente dall’omosessualità e dal transessualismo, dove la scelta di cambiare sesso è dettata o “suggerita” da impulsi e tendenze sessuali interiori, il transengenderismo è una scelta ideologica che solo una persona adulta è in grado di fare. Affermare quindi che un bambino possa essere o nascere transgender è un’emerita idiozia. Idiozia solo parzialmente imputabile all’ignoranza di certuni giornalisti in cerca della notizia scoop. Il “merito”, o meglio, la strumentalizzazione di un minorenne la cui unica “colpa” (il bambino in questione vorrebbe semplicemente indossare abiti femminili) è il non aver sviluppato una chiara identità maschile (problematica facilmente “guaribile” con l’ausilio dei genitori e di un psichiatra), è ascrivibile unicamente ai “promotori” della cosiddetta ideologia di genere, vale a dire a quella folta schiera di sovvertitori laicisti che in nome del relativismo etico e morale, vorrebbero distruggere l’ordine morale naturale ordinato da Dio. Entrando nel dettaglio, per la tradizione filosofica e linguistica che ha il suo referente nelle Scritture Bibliche, la persona è “maschio” o “femmina”. La connotazione anatomica e biologica del sesso assegna a ciascuno una specifica identità, l’identità sessuale appunto. Per l’ideologia di genere, invece, la persona non è “maschio” o “femmina”, bensì è ciò che diventa secondo le multiformi scelte nel corso della vita. La persona assume così indifferentemente varie “identità di genere”, a seconda della sua libera scelta. In questo senso anche l’ideologia omosessuale viene addirittura superata. La persona non è mai definita sul piano sessuale, ma è in uno stato mutevole di “generi” che essa stessa si può dare. Nell’ideologia di genere affiora una specie di odio verso il sesso come connotazione biologica che prescinde dalla scelta personale, esso è visto come qualcosa che condiziona ingiustamente la libera esperienza di vita di ciascuno e quindi come un limite insopportabile alla libertà. L’ideologia di genere, in definitiva, ha come obiettivo il sovvertimento della realtà sessuale. Se nella Genesi è scritto: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò (Genesi 1,27), Gesù riprende lo stesso tema, dicendo: “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina?” (Matteo 19,4), l’ideologia di genere proclama che non vi è in natura né “maschio” né “femmina”, ma tanti generi quanti ciascuno si voglia liberamente dare. Quando si toglie Dio dall’orizzonte umano, la ragione eclissa, e la depravazione trionfa sovrana.

L'IPOCRISIA DEL COMUNISTA NAPOLITANO

Nella giornata della memoria il presidente Napolitano ha messo in guardia contro “ i rigurgiti di negazionismo, antisemitismo e di intolleranza – e ammonito – contro ogni ricaduta nel nazionalismo, nella ricerca del nemico e nel rifiuto del diverso”. Da comunista mai pentito, Napolitano ha approfittato della shoah per “promuovere” la sua area d’appartenenza e per screditare Lega e PDL. Peccato che le generiche accuse mosse nei confronti del centro destra siano messe in atto dalla sua parte politica. E’ o non è negazionismo, negare come fanno i nipotini di Marx, che il comunismo abbia sterminato cento milioni di esseri umani? E’ o non è antisemitismo e intolleranza, come fanno i pacifisti, e i troppi “Arrigoni”, odiare gli israeliani e amare al contempo i terroristi palestinesi? E’ o non è nazionalismo, come fanno gli adoratori della Costituzione e dello Stato Italiano, impedire che i leghisti coltivino il federalismo? E’ o non è ricerca del nemico, chi uccide, come fanno gli abortisti, chi è ancora nel grembo della madre? E’ o non è rifiuto del “diverso”, discriminare, come fanno gli omosessuali, chi ritiene che l’amore tra un uomo ed una donna sia superiore al contatto sterile tra due persone dello stesso sesso? I “sinistri” hanno moltitudini di scheletri negli armadi. Prima di atteggiarsi a moralizzatori, meglio facciano pulizia in casa propria.