mercoledì 7 settembre 2011

ITALIA 1 MISTERO. I FANTASMI NON ESISTONO! IL DIAVOLO SI!

Su Italia Uno è ripresa la trasmissione Mistero. Sin dalle prime edizioni i conduttori e i suoi ospiti, si sono contraddistinti per aver fatto credere ai telespettatori  che i fantasmi, non solo esistono, ma anche che sarebbero anime defunte impossibilitate a tornare a “casa”. Senza mai spiegare quale o dove sarebbe la meta ultima delle anime vaganti, i fantasiosi presentatori hanno dato credito alle pseudo rilevazioni “scientifiche” di sedicenti ghostbuster ed operatori dell’occulto. L’apice della ridicolaggine è andata in onda Lunedì 5 settembre, quando il conduttore Daniele Bossari ha ringraziato (commuovendosi sino alle pelle d’oca) i cacciatori di fantasmi e una medium per aver liberato un’anima incatenata da un luogo infestato. Ciò che, non solo i conduttori di Mistero, ma anche la maggioranza della gente ignora, è che, come spiega la teologia cattolica (ma non i preti che hanno altro da fare, o forse più banalmente si vergognano a dirlo), nel momento del trapasso le anime vengono immediatamente giudicate da Dio, e indirizzate subito dopo all’inferno, al purgatorio o in paradiso. La teoria delle anime incapaci a transitare oltre il mondo materiale, è pertanto una mera supposizione folcloristica priva di qualsivoglia prova scientifica, filosofica e teologica. Evidentemente troppi film fantastici dal sapore vagamente new age hanno condizionato troppi italiani e troppi registi televisivi.  Gli esorcisti seri asseriscono che eventuali presenze spiritiche localizzate in siti particolari (prevalentemente in luoghi ove sono avvenuti omicidi o dove sono state praticate sedute spiritiche), sono totalmente imputabili alle presenze demoniache. La demonologia sancisce chiaramente che dietro ogni potenziale manifestazione spiritica, si cela certamente uno spirito maligno. Il motivo per cui la Bibbia vieta con parole severe qualunque contatto o tentativo di contatto con l’aldilà, è riconducibile alla consapevolezza delle Sacre Scritture (quindi ispirate da Dio, e quindi Vere) circa la “furbizia” del maligno. Il diavolo, precisa il Magistero,  opera generalmente attraverso la tentazione e l’inganno, è mentitore, “padre della menzogna” (Gv 8,44). Può ingannare, indurre all’errore, illudere. Come Gesù è la Verità, così il diavolo è il bugiardo per eccellenza. Lo scrittore francese Charles Baudelaire diceva che l’astuzia più perfetta di Satana consiste nel persuaderci che non esiste. Se si nutrissero dubbi sulla sorte delle anime dei propri cari: preghiere e messe di suffragio, altro che team di ghostbuster e zuzzurelloni sensitivi.
Gianni Toffali  Verona

mercoledì 31 agosto 2011

PIERCING E TATUAGGI? PRATICHE PER IMMATURI E VANITOSI!

In tempi recenti hanno fatto capolino nell'universo giovanile le mode del piercing e del tatuaggio, ultime tendenze di un look sempre più dilagante e accattivante. Nessun lembo di pelle o qualsivoglia recondito anfratto del corpo è stato risparmiato, neppure le "aree"riservate ad attività nobili e…meno nobili. Ombelichi, lingue, sopracciglia, labbra, nasi, orecchi e irriferibili organi, trasformati, grazie a chiodi, spilloni, anelli e altri fantasiosi "gadget", in straordinarie opere d'arte, che neppure le più ardite avanguardie di arte moderna sperimentale riuscirebbero a riprodurre. Un tempo gli artisti solevano trasporre i loro afflati creativi su tela o materiali affini, oggi non più; grazie alla volenterosa disponibilità corporale giovanile, il supporto di lavoro è cambiato: schiene, coscie, pance, polpacci, bicipiti, tricipiti, chiappe..."materiali" molto più ecologici, vivi e naturali... con buona pace e immenso giubilo delle organizzazione ecologiste. Ancora una volta la geniale intelligenza giovanile è riuscita a frenare e contrastare questo triste momento storico contrassegnato dall’uso di una tecnica sempre più fredda ed impersonale; pertanto gradirei non udire più alcuna voce adulta, lamentarsi che i giovani si disinteressano alla cultura e all'arte, quando essi stessi ne incarnano l’essenza. Certo, dai giovani non possiamo ancora pretendere una cultura artistica"alta", se non altro in considerazione del fatto che hanno appena iniziato a muovere i primi passi partendo da una cultura spazzatura di tipo televisivo offerta dagli stessi adulti. Per ora accontentiamoci di questi "timidi" tentativi e apprezziamo l’indubbia volontà di testimoniare sulla loro pelle la consacrazione alle belle arti. Questi giovani titani dell'arte sono talmente consci del loro valore sociale comunicativo, da essere disposti a subire l'oltraggio del pubblico ludibrio, passando sotto le irridenti forche caudine di un"ignorante"opinione pubblica, che vergognosamente di arte moderna non conosce affatto nulla. Pur sforzandomi, non riesco infatti a comprendere che ci sia da ironizzare o sghignazzare, nel vederci sfilare dinnanzi giovani agghindati con immaginifiche raffigurazioni naif, o trapassati da eleganti e luccicanti articoli da ferramenta in acciaio inossidabile. Quanta ignoranza! Dovremmo invece ringraziare questi incompresi martiri della cultura contemporanea che ci permettono di godere (gratuitamente) di cotanto visibilio estetico spirituale. Lo ammetto (ma per sola mia ignoranza intellettuale personale), non conosco il significato ultimo (e a dire il vero: neppure il primo) delle loro opere, ma sono certo, sotto sotto, probabilmente molto sotto…qualcosa ci sarà…o, forse è vero il contrario: non c’è nulla di più profondo di quanto appaia in superficie!?




BESTEMMIATORI? UOMINI DA POCO!

Se è vero che, anche il linguaggio è segno dei tempi e cartina di tornasole del livello di civiltà della società non posso che rattristarmi dinnanzi all'incontrastata proliferazione della bestemmia.




E' sotto gli occhi di chiunque che non esiste alcun ambiente o ceto immune da questa immonda ed incivile piaga sociale.



La bestemmia, ancor prima di mancare di rispetto ai sentimenti e ai valori religiosi, offende il comune sentire delle più elementari regole di urbanità e convivenza.



Risalendo alle cause e alle motivazioni di questo incivile vezzo nazional-popolare, si scopre che il bestemmiatore non si serve semplicemente della bestemmia per inveterata abitudine, disinvolto intercalare, candida parolaccia o innocuo vizietto, come cercano invece di giustificare e tollerare solerti "soloni" sociali e persino premurosi genitori ...entrambi accomunati e accodati allegramente alla falsa morale antiproibizionista, permissivista, buonista, giustificazionista e godereccia in questi tempi apparentemente vincente e dominante , ma è più verosimile e credibile che il bestemmiatore, sia semplicemente una persona vuota di valori, di contenuti, di linguaggio, di argomentazioni , di prospettiva, di sostanza, di Dio e di tutto quel bagaglio dialettico e valoriale che contraddistingue una persona civile, matura e saggia.



Molti giovani sono convinti che : oltre una sigaretta light ,un vestitino griffato(o più recentemente graffiato…) , una spalmatina di gel e un cellulare multiconcertistico…anche la bestemmia rientri nel beauty case del perfetto fichetto trendy , ammirato e invidiato dagli amici"sfigati" e poco chic...in questo desolante quadro è impressionante ascoltare con quanta disinvolta sfacciataggine i novelli bocca di rosa riversino i loro improperi addosso ai propri simili ...nel linguaggio…del tutto simili...



Dinnanzi a questi ingiustificata tracotanza è opportuno e necessario diffidare anche di talune correnti di pensiero per evitare di cadere nella trappola di una disinvolta interpretazione sociologica di questo malcostume ormai dilagante, pronta a scagionare i bestemmiatori individuandone le cause in alcuni fenomeni sociali di massa: ispirazione, emulazione, imitazione, identificazione...credo sia più onesto e "rispettoso" verso gli stessi bestemmiatori ritenere che la fonte della loro bestiale trivialità ed ignoranza sia imputabile esclusivamente all'intimo della loro coscienza oramai adagiata e conformata al fondo di un' abissale vacuità!



Non è migliore neppure chi ipocritamente si scandalizza ad udire una bestemmia, ma nei fatti non profferisce una singola parola per tacitare o richiamare l'immorale ed instancabile stacanovista della bestemmia (mai un solo giorno di sciopero...sich), nascondendosi o giustificandosi dietro il paravento del solito, ma comodo, pretestuoso e un pò vigliacco timore di essere tacciati di pruderie moralista e perbenista, o per quel diffuso malinteso senso di diritto alla libertà di espressione (che ha sconfinato nel più becero libertinaggio)che la nostra società tanto decanta e sublima e che ha oramai attecchito anche le più zelanti e pilatesche coscienze religiose e cattoliche.



Anche la giurisprudenza da un paio di anni, accodandosi supinamente ai nuovi e moderni "costumi" nazionali ha depennato dal codice civile e penale il reato di vilipendio alla religione (altro segno dei tempi...), per cui "grazie" alla totale assenza di "ammonizioni" civili , religiose o giuridiche...l'incallito bestemmiatore vomita gratuitamente e impunemente la sua insulsa, disprezzante e vuota spocchia su Dio, la Madonna e tutti noi .



Che sia giunto il momento dopo tanti gridati ed indignati girotondi dedicarne almeno uno(forse...anzi...certamente più importante...) al ripristino della civiltà mettendo al pubblico ludibrio il partito questo si fuorilegge , dei bestemmiatori?



RAMADAN? DIGIUNO E ASTINENZA? LA BALDORIA INIZIA AL TRAMONTO!

Da pochi giorni è finito il Ramadan. Molte amministrazioni locali italiane, le stesse che quando si tratta di feste cattoliche se ne stanno rigorosamente zitte, hanno fatto gli auguri ai nipotini di Maometto. A Verona, il Vescovo Zenti, è addirittura entrato scalzo in moschea per decantare l’intrinseca spiritualità “digiunatoria” praticata da un miliardo di maomettani. E pensare che qualcuno dice che la Chiesa Cattolica ha la fissa del copyright della Verità.


Il Ramadan, giova ricordarlo, è quella pratica che obbliga i praticanti musulmani ad astenersi dall’alba al tramonto dal mangiare, dal bere, dal fumare, e dal praticare attività sessuali. In molti paesi islamici, e questa la dice lunga sul concetto di libertà vigente nell’islam, chi trasgredisce è accusato di empietà massima e conseguentemente sanzionato penalmente. A parte che non è chiaro che c’azzecca il fumare o il non fumare con il “vademecum” del buon fedele, quello che l’opinione pubblica “infedele” ignora, è che appena il sole tramonta, i fedeli della mezza luna riprendono focosamente le “attività” dismesse. I golosi ripigliano a gozzovigliare, e chi se lo può permettere, a “consolare” le quattro mogli. Se qualche pratica analoga venisse contemplata anche dalla religione cattolica, i soliti laicisti (leggasi anche coloro che vedono di buon occhio tutte le religioni fuorché quella cattolica) l’accuserebbero di ipocrisia e “ridicolaggine”. Ma dal momento in cui è praticata dai discendenti del poligamo Maometto, tanto di cappello e auguri assicurati.

Gianni Toffali

GUARIRE DALL'OMOSESSUALITA' E' POSSIBILE

Nell’odierno panorama culturale, l’omosessualità maschile, sdoganata dall’area dei tabù, ammicca dai cartelloni pubblicitari e dagli spot televisivi, viene gridata nei gay pride e in qualunque programma televisivo, ma viene sottaciuta nella sua dimensione di sofferenza individuale. E’ nota la crisi dell’identità maschile e la crescente incertezza della definizione di “genere sessuale”, ma prevale lo stereotipo politically correct per cui bisogna vivere e accettare serenamente il proprio essere gay. Il malessere legato alla percezione della propria omosessualità è poco riconosciuto e considerato non tanto una drammatica incognita interiore, ma il risultato di una chiusura moralistica-religiosa della società.
Chi si prodiga a difendere i “diritti” degli omosessuali, in realtà opera verso loro una spregiudicata azione di indifferenza e cinismo, mascherata sotto le mentite spoglie della comprensione e della solidarietà. Favorire o assecondare lo stato di omosessualità, non equivale certo a far del bene ai “diversamente orientati” , a meno che si abbia voglia di scherzare, raccontando la favoletta che l’amore sterile tra gay generi alcunchè di buono.
Se veramente si avessero a cuore gli omosessuali dovremmo indicare vie e soluzioni meno ipocrite . Alcune risposte stanno arrivando dalla psicologia cosiddetta “ricostitutiva”, basata sugli studi empirici della identità sessuale. Autorevoli psicologi che da anni lavorano in questo campo possono documentare numerose “guarigioni” di persone gay che hanno iniziato una terapia psicanalitica seria, e sono completamente usciti dal tunnel di una personalità incompiuta (vera radice dell’omosessualità).
Certo, per gli omosessuali il primo passo da fare sarà gettare alle ortiche le bandiere ideologiche dell’orgoglio gay e riconoscere umilmente e senza complessi il proprio bisogno d’aiuto. La società invece, dovrebbe avere il coraggio di infrangere il luogo comune imposto dai media, secondo cui bisognerebbe arrendersi al fatto che omosessuali si nasce. Il problema dell’omosessualità non si affronta, ne demonizzando, ne assecondando, ma tentando il recupero, liberamente e senza costrizioni.



Gianni Toffali

ZENTI SCALZO ALLA MOSCHEA: EBBRO DI CONCILIO O DI RECIOTO?

Domandina facile facile: è ancora vescovo, anzi cattolico quegli che — Zenti — occultata la croce pettorale e scalzo, in osservanza al falso culto musulmano, si porta in moschea a celebrare la fine del ramadan assieme ai seguaci di Maometto e ne elogia la (demoniaca) spiritualità? L’allusione è all’incontro interreligioso tenutosi a Verona, presso il locale centro islamico, venerdì 26 u.s. cui ha preso parte il presule, Zenti appunto.




Ma, si dirà, l’ha fatto anche Ratzinger, nella moschea blu di Istanbul, nel 2006. Vero. E, allora, la domandina si ripropone pari pari: è ancora papa, anzi cattolico, colui che si porta in moschea, scalzo, in osservanza al culto maomettano, volgendosi in deferente e silenziosa orazione verso La Mecca? Di diverso, fra Zenti e Ratzinger, solo il colore delle calze.



Già, perché è la Sacra Scrittura, mica il primo sciocco che passa per strada, che dice: “Tutti gli déi dei popoli pagani, sono démoni”. E un Papa, anzi tutti i Papi, mica un Ratzinger qualsiasi, insegnano che non è cattolico chi compia simili gesti, che sono di prudenza mondana (nel migliore dei casi), quando non atti di pura apostasia: "Non possono certo ottenere l’approvazione dei cattolici tali tentativi fondati sulla falsa teoria che suppone buone e lodevoli tutte le religioni, in quanto tutte, sebbene in maniera diversa, manifestano e significano egualmente quel sentimento a tutti congenito per il quale ci sentiamo portati a Dio e all’ossequente riconoscimento del suo dominio. Orbene, i seguaci di siffatta teoria, non soltanto sono nell’inganno e nell’errore, ma ripudiano la vera religione depravandone il concetto e svoltano passo passo verso il naturalismo e l’ateismo; donde chiaramente consegue che quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio. […] Risulta quindi evidente […] il motivo del permanente divieto posto da questa Sede Apostolica ai fedeli di partecipare a riunioni degli acattolici” (Pio XI P.P. Enciclica Mortalium Animos, 6 gennaio 1928).



I tradizionalisti cattolici — si sa — non inseguono le maggioranze, né l’applauso del mondo, né sedicenti sovranità popolari: eppure, se venisse chiesto alle persone comuni, se sono contente di queste spericolate prodezze di Ratzinger e Zenti e ove venisse indetto un referendum su questo tema fra tradizionalisti e conciliari, anzi fra tradizionalisti e tutti gli altri, i primi vincerebbero a mani basse, con percentuali da far impallidire il plebiscito truffaldino del 1866 di annessione del Veneto all’Italia.



Nelle prossime settimane spetterà ai tradizionalisti cattolici, puramente e semplicemente, far presente lo stato delle cose e ricordare alla popolazione i fatti, per trarre tutti a sé. Numerosi fedeli e concittadini ci hanno già contattato — scandalizzati — chiedendoci se Giuseppe Zenti si sia recato in moschea in qualità di ecclesiastico ebbro di ideologia conciliare o in qualità di Cavaliere del Recioto (vista l’onorificenza di Cavaliere dello Snodar di cui è stato recentemente insignito e da lui ricevuta dall’omonima Confraternita, con somma solennità cerimoniale) e dunque ebbro, piuttosto, del generoso nettare delle nostre terre. Era insomma Zenti Cavaliero dell’etilica Confraternita di burloni, quegli che si è recato venerdì scorso in moschea o si crede davvero che un battezzato, peggio un ministro, peggio un successore degli Apostoli dell’unico vero Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo possa partecipare alle funzioni degl’infedeli maomettani? Rinnegando così quel Gesù Cristo che, solo, è la via, la verità e la vita (Gv. 14, 6) “e in nessun altro è la salvezza; poiché non v'è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad essere salvati" (Atti 4, 12).



I responsabili



Matteo Castagna



Maurizio-G. Ruggiero



martedì 23 agosto 2011

VASCO ROSSI DISDICE I CONCERTI PROGRAMMATI

Tale Luca Giovannelli, con tono minaccioso ed offensivo (è partita querela nei suoi confronti per diffamazione) mi aveva invitato il 4 settembre a partecipare ad un concerto del Blasco.
Peccato che il concerto, causa problemi di salute derivanti dalla vita sregolata del Blasco, NON SI FARA’ PIU’!!
Alla fine...si paga tutto!! ah ah ah