lunedì 26 luglio 2010

L'INCONGRUENZA DEI CATTOLICI PROGRESSISTI

Caro Direttore, da cattolico non comprendo i cattolici. I reiterati appelli del Santo Padre e dell'intera galassia cattolica, per far inserire nella futura Carta Costituzionale Europea i riferimenti alle radici giudaico cristiane, suonano alquanto singolari e parziali. Dal momento in cui le dirigenze cattoliche italiane, sia religiose che politiche, hanno bellamente accettato senza alcuna remora il principio della laicità dello stato, sancita nella stessa costituzione italiana e da due concordati, non capisco l'accanimento per un diversa impostazione della futura costituzione europea. Un granello di coerenza intellettuale, vorrebbe che prima di rendere lindi i panni europei, si pulissero i panni sporchi in casa propria, qualora la compatibilità tra laicità e cristianità risultasse “rivedibile”. Che significa allora questa levata di scudi contro la laicità europea? Si è mai sentita una sola voce cattolica metterla in discussione nel nostro paese? Giustificherei meglio i due pesi e le due misure, se prima di gridare al tradimento delle radici cristiane in Europa, si osasse infrangerla in Italia, dichiarandone espressamente l'incompatibilità con i valori cristiani. Ma è chiaro che nessun cattolico rischierebbe le forche caudine delle formazioni laiciste. Mi sorge il sospetto che per attenuare malcelate frustrazioni di coscienza e ripensamenti tardivi (sono infatti molti i cattolici che vivono nel dubbio che la laicità sia cosa buona), il cattolicesimo italiano stia tentando di rifarsi una verginità fuori dal proprio talamo nazionale. Un atteggiamento che mi ricorda chi fa molto volontariato fuori casa, ma se ne infischia di chi vive accanto.
Gianni Toffali

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