lunedì 26 luglio 2010

PAOLO VI°

Giovedì 22 luglio è andata in onda su Rai 3 una puntata della serie la Grande Storia, dedicata a Paolo VI. Come noto, questo grande Papa, pontificò negli anni più tribolati della Chiesa Cattolica. Uno scontro tutto interno, prima, durante e dopo il Concilio Vaticano II, si consumò senza esclusione di colpi tra progressisti e conservatori . Un’onda lunga di cui l’eco è più viva che mai. Ciò che in quei anni balzava agli occhi, fu la determinazione dei Vescovi a dirimere senza tante diplomazie, l’angoscioso problema dei preti ribelli. Preti che avevano piegato e distorto il Concilio in prospettiva sociale e laica, introducendo elementi sociologi e politici, incompatibili con lo spirito originario del Concilio. Concilio, che certamente rappresentava una ventata di aria nuova per la Chiesa, ma che non rinnegava il passato e la tradizione. Il motto che molti preti fecero proprio era uscito dalla bocca del “principe” dei preti del dissenso, ossia don Milani, con la celebre frase che fece scuola: “L’obbedienza non è più una virtù”. Il risultato fu, una fuoriuscita di 80.000 sacerdoti dalla Chiesa e da una miriade di preti disobbedienti che crearono non poco scompiglio tra i Vescovi. I quali però, a differenza di oggi, non si fecero alcun scrupolo (a dispetto delle manifestazioni di piazza dei fedeli schierati in loro difesa) a sospenderli a divinis.
Un parallelo con l'attuale realtà clericale, sorge spontaneo. Preti no-global, preti comunisti, preti pedofili, preti tuttologi …rigorosamente sopportati, se non coperti, da chi dovrebbe vigilare. Anzi, si è giunti al paradosso, che più questi preti “sparano” contro la Chiesa istituzionale, e più sono amati dalle folle. I cattolici liberal libertini dovrebbero ricordare che la Chiesa non affonda le sue radici sui consensi democratici delle masse, ma dalla Parola e dalla fedeltà al magistero. E i vari organi, congregazioni e prefetti della fede, oltre a sfornare documenti che non saranno mai letti dai fedeli, che fanno? Tra i corridoi della Santa Sede (a parte il “Fumo di Satana” che già avvertì e denunciò Paolo VI a pochi anni dal Concilio), sembra di udire un vecchio refrain di Cochi e Renato: "Facciamo finta che, tutto va ben...". Le note sono stonate, ma nessun direttore d’orchestra sembra accorgersene.
Gianni Toffali

Nessun commento:

Posta un commento